Dal 17 al 19 febbraio 2019 i giovani alpinisti francesi Xavier Cailhol e Symon Welfringer hanno effettuato una salita invernale di Divine Providence sul Grand Pilier d’Angle, una delle vie più famose nel massiccio del Monte Bianco.

Divine Providence sul Grand Pilier d’Angle è una delle vie più famose dell’intero massiccio del Monte Bianco, aperta dal 5 all’8 agosto 1984 dai fortissimi alpinisti francesi Patrick Gabarrou e François Marsigny. Per via della sua lunghezza, difficoltà e appartatezza, questa cavalcata in quota doge di una reputazione invidiabile. Tra il 17 e il 19 febbraio 2019 i giovani francesi Xavier Cailhol e Symon Welfringer sono riusciti a completare una rara ripetizione invernale di questa linea. Ecco il loro report.


Divine Providence, un nom, une voie, un mythe…
di Symon Welfringer

È sabato 16 febbraio, mezzogiorno. Parcheggiamo al tunnel del Monte Bianco. Il Grand Pilier d’Angle appare alto, imponente e allo stesso tempo così piccolo in mezzo a tutte queste montagne. Verso le 15.00 iniziamo l’avvicinamento al bivacco della Fourche. Mettiamo i nostri SnowPlaks e via, queste piccole racchette da neve sono davvero leggere e pratiche per avvicinamenti come questo. Dopo una breve notte al bivacco, partiamo il giorno successivo alle 4 del mattino. Alcune calate e siamo al di sotto del Seracco della Poire, è giunto il momento di correre! Alle 6:00 iniziamo a salire il pilastro alla base di Divine Providence.

Saliamo lunghi tiri di 60 metri su terreno misto. La grande rampa che porta verso il bivacco offre una bellissima arrampicata di misto, fino al penultimo tiro immediatamente sotto il bivacco che si rivelerà con roccia piuttosto marcia. Lottiamo non poco per superare questo tiro spiacevole, poi raggiungiamo la base dello scudo. Al bivacco ho ancora un po’ di energia per salire e fissare la corda sul primo tiro del giorno seguente, un orribile 6a+ che, una volta salito, mi permette di trascorrere una buona notte.

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Dopo aver dormito bene iniziamo a salire lo scudo, sono le sei e mezza di mattina e siamo alla base del primo tiro di 7a. Il freddo è davvero pungente e decidiamo di salire questi tiri utilizzando un misto di arrampicata libera e arrampicata artificiale. Il capocordata fissa la corda in sosta e il secondo segue sui jumar portando su tutto il materiale.

Nonostante il sole, l’aria è veramente fredda. Non ci togliamo le giacche tutto il giorno. L’arrampicata è eccellente ed è facile salire veloci con questo stile. Superati i tiri di 7a e 7b, rimane soltanto un 6b con un pendolo difficile ed un 7a. Sono le 13:00, il sole inizia a lasciare la parete, il freddo già intenso si fa ancora più sentire.

Non dobbiamo dimenticare che Divine Providence non è soltanto una grande via di 12 tiri di roccia. Una volta fatto tutto questo, bisogna raggiungere la Cresta di Peuterey. Il freddo, la neve e soprattutto il ghiaccio nero ci rallenta e impieghiamo molto più tempo del previsto. Finalmente alle 20.00 raggiungiamo il bivacco a quattro stelle che Patrice Glairon Rappaz ci ha consigliato. Avendo le riserve di gas limitate, andiamo a dormire senza mangiare.

Il giorno dopo ci svegliamo ottimisticamente alle 6:30. Finiamo la nostra ultima bomboletta di gas sciogliendo un po’ di neve e mangiando un pochettino. Dobbiamo ancora salire in vetta al Monte Bianco di Courmayeur. Solo quello. Quanto siamo ingenui! La via è completamente ghiacciata, in inverno fa troppo freddo per permettere alla neve di attaccarsi, e tutte le creste che in estate sono nevose sono piene di ghiaccio in inverno.

Saliamo tiri da 100 metri ciascuno, comincio a diventare estremamente stanco, ma quando finalmente vediamo la cornice crediamo di essere soltanto 100 metri sotto la cima. Tuttavia, servono altri 6 tiri per arrivare in cima al Monte Bianco di Courmayeur. Abbiamo impiegato molto più tempo di quanto pensassimo. Ormai sono le 15:30. C’è molto vento, indossiamo tutti i vestiti che abbiamo e continuiamo la nostra salita fino in cima al Monte Bianco. All’improvviso siamo lì, sopraffatti dall’emozione. Abbiamo appena salito Divine Providence, la via migliore di tutto il massiccio, perlopiù in inverno! Ma ora sono le 16:00, dobbiamo scendere da 4810m a 1000m, attiviamo modalità radar!

Dopo un buon riposo al bivacco Vallot partiamo alle 18:00 per il rifugio dei Grands Mulets. Dopo essere 10 minuti di discesa, Xavier mette il piede in un crepaccio. Decidiamo di indossare i nostri snowplaks. Continuiamo giù con un buon ritmo, verso il grande altopiano quando improvvisamente Xavier finisce in un crepaccio. All’inizio non capisco nemmeno perché non ci sia più, la corda non è nemmeno tesa. Fortunatamente si ferma due metri più in basso, su un ponte di neve all’interno del crepaccio.

Dopo aver gironzolato per il Ghiacciaio dei Bossons, torniamo finalmente alla nostra macchina alle 22:30 e festeggiamo a Courmayeur con un’ottima pizza. Mica male per la mia prima volta in cima al Monte Bianco!

Divine Providence, Grand Pilier d’Angle, Monte Bianco
Prima salita:
Patrick Gabarrou, François Marsigny, 5 – 8 agosto 1984
Prima ripetizione:
Michel Fauquet, Pierre-André Rhem, David Ravanel, Jérôme Ruby 07/1989
Prima libera:
Alain Ghersen e Thierry Renault 13-14/07/1990, terza salita
Prima solitaria:
Jean Christophe Lafaille, 4-5/08/1990, quarta salita
Prima invernale fino in cima al Grand Pilier d’Angle:
Roberto Bressan, Saverio Occhi e Paolo Tamagnini, 1992. Per via del maltempo sono stati costretti a tornare indietro
Prima invernale completa:
Brendan Murphy, Dave Wills 24-28/12/1992
Prima solitaria invernale:
Alain Ghersen 10-14/02/1993
Prima femminile: Nina Caprez, insieme a Merlin Benoit 07/2016

Link:FB Symon Welfringer, FB Xavier Cailhol

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