Domenica 19 luglio 2015 Cristiano Iurisci, Stefano Supplizi, Luca Gasparini hanno effettuato la probabile prima ripetizione della difficile via di arrampicata ‘Ultimatum alla Terra’ sull’Anticima Nord della parete Ovest della Vetta Orientale, nel massiccio del Gran Sasso. Una via di VI grado di 360m aperta da Roberto Iannilli e Piero Ledda nel lontano 1999. L’introduzione ricordo di Roberto Iannille e il report di Luca Gasparini.

Erano da poco passate le quattordici del 17 luglio del 1999 quando, Piero Ledda ed io uscimmo dall’ultimo tiro di Ultimatum alla Terra. Eravamo davvero contenti di aver aperto una via come quella, in uno stile pulito, da vecchi tempi, veloci come due missili terra-parete-vetta. Come nostra abitudine ci stringemmo la mano e dissi queste testuali parole: “Tanto una via del genere nessuno la ripeterà mai!”
Ultimatum alla Terra perché ci sentivamo dei marziani. I normali terrestri facevano sentieri, ferrate e vie superclassiche sul Corno Piccolo – o giù di lì – mentre noi eravamo esploratori sulla Luna, astronauti con l’imbrago i chiodi ed i friend. Perché la Ovest della Vetta Orientale è una parete lunare, strana, incompresa, lunatica – appunto.
Ultimatum anche perché sono una vecchio appassionato di fantascienza ed ho la certezza che, prima o poi, qualcuno scenderà da noi dopo aver attraversato una frattura spazio temporale e ci dirà: “O mettete ordine a tutto ‘sto casino o vi terminiamo!”.
Dopo sedici anni qualcuno mi ha sementito ed ha ripetuto il nostro Ultimatum. Questo vuol dire che c’è gente che ancora apprezza l’alpinismo, quello alla vecchia maniera, senza trucco e senza inganno, fatto del classico VI° grado che ti fa sudare e stringere il culo – e che al confronto, il 6A in falesia fa ridere.
Grazie a Cristiano Iurisci, Stefano Supplizi e Luca Gasparini, per avermi dato modo di ammettere di aver sbagliato. Ora sta a loro, giovani, forti e motivati, diffondere il messaggio dell’Utimatum alla Terra… e speriamo che gli umani lo comprendano.
di Roberto Iannilli (vecchio viaggiatore delle pareti lunari e marziane del Gran Sasso).

Prima ripetizione (?) di Ultimatum alla Terra ED- 360mt VI (di Luca Gasparini)

Dalla pagina degli Alpinisti del Gran Sasso: “Il nostro Iannilli, ai bei tempi era molto orgoglioso di questa via, come pure il suo compagno di cordata. Si dissero tra loro: Tanto una via del genere non la ripetera mai nessuno!“ Si sbagliavano. Sono passati parecchi anni ma ora l’Ultimatum alla terra e stato inviato e speriamo che i terrestri capiscano che non sono cose su cui scherzare. E un Ultimatum serio, mai da sottovalutare, con passi di VI poco protetti ed esposizione elevata! Proprio da questo commento ricevuto su facebook e nata in me la voglia di raccontare la meravigliosa giornata di arrampicata trascorsa assieme a due grandi compagni abruzzesi che mi hanno ufficialmente accolto nel mondo dell’alpinismo.

Gran bella via per l’intuito e la logica seguita dagli apritori. Una via a cinque stelle! In un ambiente meraviglioso e dimenticato: questo perche la maggior parte degli alpinisti che arrivano da queste parti vengono subito attratti dalla vasta parete Est del Corno Piccolo. E’ vero sul famoso monolito passano alcune delle piu belle vie e la roccia è superlativa ma basterebbe girarsi per vedere un’altra immensa parete non paragonabile alla precedente ma capace di offrire tante emozioni. La Parete Ovest dell’anticima alla vetta orientale e una parete di oltre 300m di dislivello, di roccia che va dal buono al discreto, ed è solcata da diverse vie con difficoltà che arrivano fino al VI. I primi ad esplorare questa zona furono Franco Alletto e Franco Cravino nel 1959, i quali seguirono una linea lungo una serie di camini che ne facilitarono la salita visto che si arrampicava con gli scarponi. Oggi sarebbe impensabile un simile percorso, ma è proprio percorrendo queste vie che si “assapora“ la storia dell’Alpinismo.

Ultimatum è una via bella a tratti Dolomitica e la roccia è buona, come ha detto Cristiano mentre salivamo, stiamo sempre parlando dell’anticima quindi il buono è relativo, non paragonabile alle Spalle del Corno Piccolo, ci sono sassi che si muovono ma basta un po’ di attenzione per evitare di farli cadere. Per quanto mi riguarda, tutto e nato da una mia richiesta fatta a Cristiano una settimana prima nel desiderio di voler ripetere una via al Gran Sasso come allenamento in privisione della salita estiva al Cervino. Quindi l’intenzione era quella di fare una via non proprio facile! Lui mi risponde subito entusiasmato che stava organizzando con Stefano una salita alla parete Nord-Ovest dell’anticima Orientale per andare ad arrampicare su una parete nord in ombra visto l’eccessivo caldo record di questo luglio. Con il mio solito ottimismo non ci penso due volte e accetto l’idea o qualsiasi altro cambiamento. L’importante era arrampicare e divertirmi visto che questa rappresentava la decima via di montagna salita da quando un anno fa ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo verticale. Una scommessa con me stesso, non priva di una sorta di timore, non avendo prima d’ora, percorso itinerari alpinistici così lunghi e complessi.

Parcheggiata l’auto ai Prati intorno alle 7 dove la temperatura segnava già i 22 gradi, alle 9 ci ritroviamo al rifugio Franchetti. Qui salutiamo i gestori amici dei miei due compagni e dopo una breve pausa caffè in cui comunichiamo cosa saremmo andati a fare quella mattina poco dopo ci ritroviamo alla base della parete. Per me e tutto magico, Stefano mi indica la linea che dobbiamo seguire consultando anche la nostra guida e mentre Cristiano si prepara ad attaccare il primo tiro, un po’ di ansia mi assale i pensieri, d’altra parte mi sentivo bene fisicamente e grazie anche alla tranquillità di Stefano tutto mi è sembrato piu facile, la determinazione aumentava sempre di più tiro dopo tiro e la voglia di far bene davanti ai miei maestri cresceva. Così mi convinco di voler salire sul serio, fino in fondo, fino in cima, non importava se da primo o da secondo di cordata!

Tutti i tiri alla fine aperti a vista da Cristiano sono stati divertenti e ingaggiosi, mi sentivo a mio agio nei passaggi e ho arrampicato con estrema semplicità. Gli ultimi tre tiri che rappresentavano il tratto chiave, li ho trovati veramenti delicati perchè quasi sprotetti e in aperta parete e sono stati gli unici momenti dove ho impiegato una grande concentrazione sia nel passare che nel recuperare quel poco di materiale usato per la protezione. Arrivati alla penultima sosta dopo il tiro di VI, su una comoda cengia mi fermo per un attimo ad osservare l’intera parete che avevamo salito fino lì; scatto due foto, mi sembrava surreale, magico! Le emozioni erano indescrivibili: complimenti a Iannilli perchè grazie a questa splendida linea mi ha permesso di vedere un’altra faccia della montagna che fin da bambimo mi limitavo ad immaginare. Ora quelle immagini ce le avevo davanti agli occhi e grazie a Cristiano e Stefano tutto era diventato realtà! Non potevano farmi un regalo migliore!

Grazie alla Montagna che mi ha voluto bene ancora e mi ha permesso di vivere sensazioni uniche che porterò dentro per sempre. Infine un grazie anche a me stesso!

Luca Gasparini


SCHEDA:
Ultimatum alla terra!

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